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Progetto Scientifico del Dipartimento di Architettura

La ricerca architettonica è per sua natura composita: coinvolge trasversalmente numerose competenze, facendole convergere, con maggiore o minore incisività, sulla formazione dell'oggetto di architettura.
Di conseguenza, nel costruire un Dipartimento di Architettura, si pongono delicate questioni di coordinamento per l'attività di ricerca, in quanto le diverse competenze disciplinari richiedono sia forme appropriate di divulgazione, sia strumenti idonei per il conseguimento degli obiettivi. Attraverso il lavoro comune si deve poter predisporre un "telaio" capace di accogliere esigenze differenti e, per valorizzare le singole specificità e le diverse metodologie, sarà indispensabile conservare i livelli che concorrono a sostenere la ricerca di base, la ricerca applicata e la sperimentazione interdisciplinare.
Le attività di ricerca avranno due caratteristiche prevalenti: una continua, più stabile, e una che seguirà la domanda esterna, locale, nazionale o internazionale che emergerà nei momenti collegati a finanziamenti specifici.
Per la ricerca interdisciplinare sperimentale saranno necessari ricercatori che, portatori di approfondimenti disciplinari, diano il loro contributo a ricerche di più ampio respiro, formando gruppi ad hoc impegnati a rispondere alle richieste esterne. Composti di volta in volta in base alle competenze e agli obiettivi, questi gruppi si formeranno, svolgeranno la ricerca e si "romperanno" quando le tematiche portate avanti saranno giunte a conclusione e non verranno rifinanziate.
Prioritariamente, vanno quindi individuate alcune linee che possano servire come punto di riferimento per creare gruppi e aggregazioni di docenti secondo affinità di obiettivi o di metodo. Per raggiungere tale risultato è indispensabile fissare alcuni parametri di sviluppo che facciano emergere il profilo scientifico e qualifichino le capacità per accedere alle risorse esterne.
In questo campo di lavoro si inserisce il tema dell'internazionalizzazione, che impone di coordinare, all'interno di obiettivi selezionati, sia le esperienze didattiche che di ricerca. A tal fine è opportuno privilegiare una politica aperta, flessibile e di tipo "collaborativo", pronta a raccogliere, quasi naturalmente, gli interessi che convergono su Roma da parte di molti studiosi stranieri. E' una "rendita di posizione" che non va dispersa, valorizzandola e rendendola concreta attraverso un'offerta didattica, anche parziale, in lingua straniera, indispensabile per accedere a nuovi finanziamenti e soddisfare la crescente domanda, proveniente soprattutto da fuori Europa.
Le ricerche storiche, progettuali o strutturali seguono, per metodo, percorsi del tutto differenti, che devono essere costantemente monitorati per non rischiare di disperdere energie e risorse. Il Dipartimento dovrà interpretare queste differenze e accompagnare le diverse esigenze anche in termini di organizzazione degli spazi e di programmazione delle risorse. Solo un'attenta composizione delle singole specificità agevolerà infatti gli scambi interdisciplinari, assicurando maggiore coerenza e innovazione anche nella didattica.
Il testo di legge invita a delineare una forte integrazione tra la didattica e la ricerca, ma, allo stesso tempo, induce a promuovere una ricerca efficiente e avanzata, competitiva a livello internazionale, capace quindi di assicurare fonti di finanziamento esterne. Obbliga a cercare, per il proprio impegno scientifico, forme e strutture di lavoro innovative; e questo vuol dire che la ricerca deve fare un salto di qualità, non solo inglobando nuove conoscenze, ma anche sperimentando forme di lavoro che si avvalgano di nuovi strumenti e si proiettino, in coerenza con gli intenti divulgativi di numerosi finanziamenti europei (Leonardo), sulla trasmissione delle conoscenze.
La presenza di competenze scientifiche qualificate, da gestire non solo nella professione, nonché di modelli per l'organizzazione e la valutazione di dati e informazioni utili al progetto, richiede un'innovazione che non deve riguardare solo i contenuti della ricerca - l'architettura e la città; i temi ambientali; il patrimonio storico; i materiali nuovi; le nuove concezioni costruttive; le nuove forme di produzione e distribuzione di energia; il rapporto con il mondo della professione; ecc. - ma anche le modalità del lavoro di ricerca, dove l'impegno teorico potrà coniugarsi sempre di più con quello sperimentale e trasferire i suoi risultati nella didattica.
Il progetto scientifico di un nuovo dipartimento dovrà avere quindi, tra i suoi compiti, il confronto con i criteri di valutazione che regolano la "premialità" dei finanziamenti. Gli attuali criteri presentano alcune evidenti inadeguatezze che favoriscono i settori scientifici rispetto a quelli umanistici. I nostri studi non sono penalizzati come altri, tuttavia subiscono, in molti casi, una condizione di pronunciato svantaggio. A livello generale questi criteri introducono il principio dell'unità di misura unica per la valutazione dei prodotti scientifici. Questo trascura completamente la differenza tra uno studio che richiede lunghi approfondimenti di tipo storico, che solo dopo anni possono portare a un esito concluso, e prove di laboratorio che, al contrario, possono raccogliere e divulgare interessanti risultati scientifici anche parziali. Fissare univocamente la definizione di prodotto scientifico e quantificare attraverso un numero minimo il "valore" del ricercatore è una pretesa decisamente sommaria.
Il minimo "quantitativo" risulta altresì incongruo per situazioni dove il rapporto tra la didattica e la ricerca può registrare variazioni anche molto sensibili. All'interno di studi, come quelli di Architettura, dove l'insegnamento presenta in alcuni casi campi quasi esclusivamente applicativi, l'impegno didattico è molto differenziato, assegnando ad alcune discipline carichi aggiuntivi maggiori.
Tutto ciò dovrà tuttavia rientrare nell'impostazione del lavoro e corrispondere al meglio alle opportunità dei finanziamenti centrali. A tal fine risulta necessario avviare sistemi di autovalutazione e istituire un'Agenzia interna della ricerca. Questa si dedicherà alla preparazione delle domande, la cui complessità richiederà un ufficio competente, destinato a monitorare i campi sui quali è opportuno investire, anche per mirare a possibili futuri finanziamenti. L'Agenzia della ricerca, composta da docenti e personale amministrativo e tecnico, rappresenterà il raccordo naturale tra le unità di ricerca e i laboratori, sui quali convergeranno le ricerche applicate e le convenzioni stipulate con gli Enti esterni. La ricerca, organizzata per gruppi tematici piuttosto che per partizioni disciplinari, avrà in sé la capacità di corrispondere tempestivamente al variare delle esigenze, sia interne che esterne. Ciò risulterà opportuno soprattutto in vista della collaborazione con le Amministrazioni locali e con le Istituzioni presenti sul territorio. Per potenziare le attività di ricerca in conto terzi e allargare le opportunità di tirocinio per gli studenti e i laureati, il Dipartimento dovrà orientare pertanto una parte del suo impegno sull'area romana, assicurando servizi di consulenza sia in campo edilizio che urbanistico.
Il Dipartimento di Architettura assume pertanto, come programma immediato per l'Agenzia delle ricerche, l'impegno di:
- individuare i settori di ricerca che faranno da cornice all'attività dei gruppi e dei singoli ricercatori;
- definire le forme in cui organizzare l'assetto iniziale dei gruppi di ricerca - programmi, obiettivi, strumenti;
- individuare i possibili centri interdipartimentali o le strutture scientifiche con cui promuovere le ricerche in collaborazione;
- precisare le modalità di presentazione all'interno del Dipartimento degli stati di avanzamento e dei risultati delle ricerche;
- chiarire i criteri di valutazione della ricerca.

Se finora temi di ricerca e tesi di dottorato hanno traguardato obiettivi abbastanza indipendenti, la forte riduzione dei finanziamenti e la necessità di razionalizzare risorse sempre più scarse impongono di far convergere su alcuni campi di ricerca mirati il lavoro di studio dei docenti e i temi di approfondimento dei dottorandi. Sul piano nazionale ed europeo si pone infatti l'esigenza di qualificare e caratterizzare le singole scuole, al fine di evidenziare l'offerta di specializzazione e assorbire nel terzo livello di formazione, e parzialmente nel secondo, una domanda orientata, proveniente anche dall'Italia e dall'estero. Non risulta possibile infatti mantenere una natura generale della formazione e contemporaneamente una vasta gamma di approfondimenti settoriali molto avanzati. Questa convinzione rafforza l'esigenza di riuscire a differenziare l'impegno dei singoli docenti, orientando il loro lavoro verso quei settori dove meglio esprimono talento e competenze. Solo perseguendo alcuni temi strategici molto mirati e sostenuti su tempi lunghi sarà possibile risultare convincenti e ricercare cofinanziamenti che affianchino le risorse nazionali ed europee.